Psicologia

Perché fingiamo che tutte le opinioni siano uguali: La scienza del proteggere i sentimenti altrui

La ricerca psicologica, ancora una volta, non lascia spazio all’idealismo.

Quando prendiamo decisioni, siamo quasi sempre certi di essere obiettivi, logici e capaci di analizzare correttamente tutte le informazioni necessarie a prendere la decisione migliore.

La realtà è invece diversa. I nostri giudizi e decisioni sono cosparse da errori che commettiamo inconsapevolmente. Il cervello umano è infatti soggetto a forti limiti.

Nel 1999 una ricerca degli scienziati Dunning e Kruger ha scoperto che le persone meno competenti in tree aree – logica, grammatica ed humor – sono anche quelle meno capaci di rendersi conto dei loro limiti. I ricercatori scrivono:

Supponiamo che le persone che possiedono una conoscenza limitata in un ambito, soffrono di un doppio fardello: Non soltanto giungono a conclusioni errate e commettono errori incresciosi, ma la loro incompetenza li priva dell’abilità di rendersene conto.

Quest’anno un nuovo team di ricercatori ha pubblicato uno studio che contribuisce ulteriormente a minare alle nostre certezze. E probabilmente, anche alla sensibilità di qualcuno.

Stavolta, il fenomeno osservato dai ricercatori riguarda il modo in cui prendiamo decisioni in contesti sociali. Infatti, una tendenza psicologica inconscia e comune a tutti impedisce ai gruppi di prendere decisioni efficaci.

Questa tendenza è chiamata “Bias dell’uguaglianza”.

In psicologia, un bias è un errore di valutazione. È un giudizio errato, spesso derivante dalla semplificazione estrema della realtà. Infatti, per permetterci di comprendere il mondo che ci circonda in tempi brevi, la nostra mente crea delle regole soggettive e semplificate sul funzionamento della realtà.

Sfortunatamente, questo meccanismo conduce spesso a cattive decisioni e giudizi sbagliati.

Tornando al nuovo studio, ecco cosa hanno scoperto i ricercatori.

Quando due (o più) persone prendono insieme una decisione, anche se è chiaro ad entrambi che una delle due è più esperta, competente o abile, tenderanno comunque a giungere ad una soluzione costituita dalla via di mezzo dei due punti di vista.

Gli autori scrivono:

“Quando prendiamo decisioni insieme, tendiamo a dare a tutti la possibilità di dar voce alle proprie opinioni. Tuttavia, per prendere le decisioni ottimali, ogni opinione dovrebbe essere pesata in base alla sua affidabilità.”

Una sfida importante per giungere alla soluzione migliore possibile è, infatti, quella di tenere conto della competenza del padre di ciascuna opinione.

Ma ciò non viene fatto, in modo da non ferire i sentimenti di nessuna delle parti coinvolte.

Nel loro esperimento, due persone dovevano svolgere un semplice compito. Dopo aver espresso la loro opinione individuale, la coppia doveva anche giungere ad un accordo sulla soluzione al problema.

Dopo aver trovato un accordo, veniva loro rivelata la soluzione. Questa serie di prove è stata ripetuta più di 200 volte per coppia. Così, dopo un certo numero di prove è chiaro ad entrambi chi dei due è più abile in quel compito.

Una decisione razionale vorrebbe che il membro che ormai si è rivelato il più abile della coppia cerchi di imporre la sua opinione, e che quello meno esperto invece ceda a favore della soluzione dell’altro, che probabilmente è più accurata.

Ma non è ciò che è accaduto. Il meno esperto dei due ha sistematicamente sottostimato l’opinione dell’altro, più esperto.

Il più esperto, d’altro canto, ha sottostimato la propria opinione.

In altre parole, entrambi hanno agito come se fossero ugualmente abili in quel compito, anche se ovvio per entrambi che le cose non stavano così. 

Perché questo accade?

I ricercatori hanno ripetuto l’esperimento variando il contesto, ma il risultato non è mai cambiato. Il “Bias dell’uguaglianza” non è scomparso.

Secondo i ricercatori, il fenomeno è spiegato dall’istinto naturale delle persone a voler far parte di un gruppo, essere dei membri del gruppo utili ed accettati dagli altri.

Il componente “inferiore” della coppia, affermando le sue opinioni meno accurate, cerca di preservare la sua rilevanza all’interno del gruppo e cerca di non essere escluso.

Al contrario, il più abile cede alle opinioni dell’altro per evitare di ignorarlo, nonostante sia consapevole che siano errate.

Gli autori poi specificano che il bias dell’uguaglianza può essere utile in alcune circostanze, come quando il gruppo è composto da persone da livelli di competenza simili. In contesti diversi invece permette di risparmiare tempo, a discapito però della precisione.

Il bias dell’uguaglianza ci dice molto sull’importanza che ricopre per l’essere umano il far parte integrante di un gruppo sociale.

E dimostra che, in fondo, rispetto per l’opinione altrui è un meccanismo radicato nella psicologia umana.

Foto in copertina: Thomas Szynkiewicz

 

 

Commenti

To Top