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Psicologia

I soldi comprano la felicità? Sì, se spesi bene

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Negli ultimi anni diverse ricerche hanno approfondito la relazione tra la situazione economica e la felicità delle persone. Ciò che è stato scoperto può sembrare ovvio: chi possiede un reddito più alto è (generalmente) più felice di chi si trova in una situazione più precaria.

Numerosi studi sono giunti alla conclusione che sì, i soldi fanno la felicità, ma non rappresentano una garanzia per una vita soddisfacente. Non basta avere a disposizione un reddito alto: il modo in cui si decide si spenderlo è molto più importante. E, secondo gli psicologi, molti non sanno spendere in modo da massimizzare la felicità.
Secondo Elizabeth W. Dunn, dottore della Canada’s University of British Columbia,

“I soldi sono un’opportunità per la felicità, ma le persone se la lasciano scappare continuamente, perché le cose che credono li renderanno felici spesso non lo fanno”.

Nei suoi studi ha scoperto che le persone valutano male gli acquisti in tre modi: individuano erroneamente le cose che credono le renderanno felici, sbagliano a valutare in che misura le renderanno felici e per quanto tempo.

Le esperienze valgono più dello shopping

Secondo Matthew Killingsworth, la nostra mente vaga quasi la metà del tempo in cui siamo svegli, un terzo mentre leggiamo o parliamo con qualcuno. E questa tendenza andrebbe a discapito della felicità e del benessere. Infatti, per questo motivo la maggior parte delle persone non è in grado di vivere completamente il momento presente.

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Recentemente, Killingsworth e Gilovich hanno iniziato a pensare che la principale fonte di felicità sia l’anticipazione. Il riassunto della loro idea è questo: se le persone non riescono a vivere il momento presente, la loro felicità deriva dall’anticipazione delle esperienze future.

Inoltre, entra in gioco anche il fattore sociale.

Le esperienze rendono più felici degli oggetti perché non generano confronto con gli altri. Gli autori scrivono che molte persone sono indecise tra la scelta di un salario alto, ma più basso rispetto a quello dei propri conoscenti, oppure basso ma più alto di quello degli altri.

Invece, il dilemma scompare quando si tratta di vacanze.

Sceglieresti una vacanza di due settimana, se i tuoi amici ne hanno soltanto una? Oppure sceglieresti quattro settimane, se i tuoi amici ne hanno otto?

La maggior parte delle persone sceglie quattro settimane di vacanza, senza esitazione.

Ci abituiamo molto facilmente ai beni materiali: i vestiti, il computer e l’iPhone saranno una novità per poco tempo. Diventano presto soltanto uno sfondo di secondaria importanza, ed il loro valore decrescerà velocemente.

Le esperienze invece rimangono nella memoria. Anche quelle imperfette (come una vacanza particolarmente piovosa) rimangono impresse come belle esperienze, spesso per tutta la vita.

Le piccole cose che contano

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Secondo Dunn, in termini di felicità, piccoli acquisti frequenti sono da preferire a grosse spese sporadiche. Diverse ricerche dimostrano che la felicità è legata alla frequenza delle esperienze piacevoli, e non all’intensità.

Inoltre, piccoli piaceri frequenti tendono ad essere diversi ogni volta. Se ti piace leggere, comprare un libro è una piccola gioia sempre nuova. Per questo, è meno probabile che ci adattiamo alle piccole cose, e che perdano attrattiva.

Spendi per gli altri, non per te stesso

Nel 2008, Il team di Elizabeth Dunn ha svolto una ricerca in cui sono stati regalati 5 o 20 dollari a ciascun partecipante. A metà di loro è stato detto di spenderli per sé, agli altri è stato detto di usarli per aiutare un’altra persona.

Che si trattasse di 5 o 20 dollari, il gruppo che ha speso altruisticamente ha riportato di essere più felice dell’altro.

I risultati di questa ricerca sono stati confermati in 120 nazioni diverse, dimostrando che non si tratti di un fattore culturale. Anche i bambini molto piccoli, al di sotto dei due anni, trovano la felicità nell’altruismo: si sono mostrati più felici i bambini che hanno regalato dei cracker ad un personaggio di pezza, rispetto a quelli che hanno tenuto per sé lo snack.
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L’altruismo però non genera automaticamente felicità. Questa relazione si ottiene soltanto in alcune circostanze.

Il benessere degli esseri umani dipende dalla soddisfazione di tre bisogni fondamentali: relazione, competenza ed autonomia.

Spendere per gli altri rende felici soltanto se conduce alla possibilità di relazionarsi a qualcuno, soddisfacendo il bisogno di relazione. Se la donazione viene riconosciuta dagli altri come utile, allora avrà soddisfatto il bisogno di competenza. In bisogno di autonomia viene soddisfatto soltanto se la persona percepisce che le proprie azioni sono il frutto della propria volontà indipendente.

 

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